IN MEMORIA DI RUGGERO BOSCHI (1938-2021)

19/01/2021

Ruggero Boschi
Ruggero Boschi

Per quei pochi, tra i quali il sottoscritto, allora unico funzionario architetto di ruolo, ancora rimasti in via Calini dall’epoca della più lunga permanenza di Ruggero Boschi come Soprintendente, tra il 1991 e il 1998, il suo ricordo è ancora vivo.

Dietro il formale ritegno della persona traspariva la sua solida impostazione di storico dell’architettura, appassionato alle vicende artistiche bresciane, specie di quelle dal Seicento all’Ottocento, e di studioso dei limiti e modi della conservazione del patrimonio culturale. Questa gli derivava dalla sua formazione teorico-istituzionale romana, unita all’ammirazione per l’opera di Piero Gazzola, suo predecessore nella sede di Verona che Boschi occupò dal 1984 al 1991, personaggio che sposava la vasta cultura storico-critica alla preparazione tecnica e soprattutto alla tensione verso un organico approccio alla salvaguardia del patrimonio culturale, a partire dall’esperienza italiana. A simile ambizione si deve l’impegno di Boschi presso la Commissione Europea di Strasburgo, e poi a Brescia in importanti istituti, come Civiltà Bresciana e Mnemosyne, dove si tentava di raccogliere e tramandare l’eredità di Giovanni Urbani, soprattutto attraverso lo stimolo ad una manutenzione programmata del patrimonio culturale che evitasse il trauma di restauri radicali.  Nella pratica fu uomo rigoroso, quasi brusco talvolta nel comunicare il proprio pensiero in un Istituto che non aveva mai sino allora brillato per posizioni ferme, ma nello stesso tempo autorevole grazie alla sua vasta cultura. In quegli anni ricordo tra le tante la vivace opposizione alla collocazione lungo Spalto San Marco del nuovo Palazzo di Giustizia che conducemmo assieme alla Soprintendenza Archeologica e ad associazioni allora molto più vive come Italia Nostra, al fine di sanare un grossolano errore urbanistico. Ma innumerevoli furono le battaglie, anche sul fronte della tutela paesaggistica. Nella pratica del restauro rimase fedele alla “scuola romana” con qualche cedimento al ripristino, e altrettanto diffidente verso la “scuola milanese” che allora si stava imponendo nella teoria del restauro italiano. Questi temi, assieme alla legislazione dei beni culturali, furono oggetto delle sue lezioni alla Cattolica di Brescia e all’Accademia Cignaroli di Verona.

Il lascito di Ruggero Boschi e il suo insegnamento sta nell’autorevolezza con cui rivestì il suo ruolo, indispensabile requisito per il rispetto dell’istituzione che si rappresenta, e che con i recenti stravolgimenti della struttura del Ministero, è oggi difficile trovare, e nel rigore metodologico delle sue posizioni che oggi, dopo tanti anni - e tante “franche” discussioni con lui…- io stesso ho finito ad apprezzare, e anzi cerco di applicare, svolgendo il medesimo ruolo nella necessaria continuità della nostra azione pur nel mutare dei tempi, con un poco di nostalgia verso quegli anni formativi, dove ancora abbondavano risorse ed entusiasmo.

Luca Rinaldi, Soprintendente